#1 #diariodibordo Inizia il nostro viaggio, la nostra ricerca lungo la filiera.

Sull’aereo

Sul sedile c’è uno di quei giornali gratuiti delle compagnie aeree. Ghetto Concept Store, in copertina. Un segno del destino.

È un locale a Parigi. Propone food & clothes. Ricette africane e design originale. Ogni cosa rispetta un criterio: deve avere una storia alla spalle. Si rovescia il concetto di Ghetto. A Londra o New York questo approccio è abbastanza comune. Per la Francia è una novità.

In Italia siamo lontani anni luce. Il ghetto è emergenza umanitaria, progetto estemporaneo, luogo della disperazione.

Sto per arrivare. Troverò ancora “schiavi”, paternalismo, disperazione? O finalmente energie nuove?

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#2 #diariodibordo Prosegue il nostro viaggio, la nostra ricerca lungo la filiera

Il ghetto nel centro di Catania

Mohamed mi introduce all’ennesimo luogo da incubo. Abbandonato da anni. Una ex raffineria di zolfo a due passi dalla stazione.

Un cubo senza un vero tetto. Ovunque spazzatura e calcinacci. Per entrare nelle “stanze” si oltrepassano alte voragini. Per avere un po’ d’acqua il ragazzo di Casablanca trasporta due bottiglioni. Si cucina accendendo fuochi sul cemento.

Ci sono marocchini, tunisini, nigeriani e maliani. Mohamed è stato truffato in Campania con un finto contratto di lavoro. Alcuni lavoravano nelle campagne del Lazio. Guadagnavano poco e si sono spostati qui. Dove è ancora peggio.

Questo girone dantesco è diventata la loro casa. Come al solito, i migranti più che il problema sono lo specchio dei nostri problemi. Agricoltura in crisi, truffe sui documenti e leggi assurde

 

 

 

 

#3 #diariodibordo

I lavori che non fanno più

La raccolta delle arance sta per finire. È uno di quei lavori che nessuno vuole fare, si dice.

Invece la fanno gli italiani e i maghrebini. Almeno, vorrebbero farla. Perché ormai i compensi sono di dieci euro al giorno. E quindi lavorano solo bulgari e rumeni, intere famiglie. Bambini compresi. E bambine. Dodici anni al massimo, a giudicare dalla fisionomia.

La soluzione non è chiudere le frontiere. Qui lo sfruttamento c’è da sempre, basta leggere Verga. La soluzione è la sindacalizzazione, prendere coscienza dei diritti. Prima che di migranti, parliamo di lavoratori. Le divisioni favoriscono solo gli sfruttatori

 

#4 #diariodibordo

L’arancia rossa di Sicilia e il ritorno del feudo

Ovunque vado mi parlano di “fratelli”. I grandi proprietari della zona sono sempre “i fratelli qualcosa”. I piccoli stanno sparendo. I medi sono scomparsi da tempo. L’arancia rossa è unica nel sapore e fa bene alla salute. Matura solo qui, ai piedi del vulcano.

 

Però, invece del benessere, porta i feudi. Una cancellata e tenute a perdita d’occhio. E poi storie di schiavitù e maltrattamenti che vengono da un’altra epoca. Vedremo una versione etnea di Django?

 

 

#5 #diariodibordo

Ah, non credea mirarti! Una storia di tanti anni fa

Pausa domenicale. Nel Duomo c’è la tomba di Vincenzo Bellini. I catanesi associano il suo nome ai giardini pubblici. All’ingresso, quotidianamente, un giardiniere cambia le aiuole per formare la data del giorno.

C’è una leggenda urbana (e come tale va presa) che risale a una sanatoria, una delle prime. I migranti dovevano dimostrare di essere presenti in Italia a partire da una certa data. Almeno un anno o qualcosa del genere. Alcuni si procuravano vecchi scontrini. Ognuno inventava qualcosa.

I più fantasiosi modificarono l’aiuola con una data antecedente. Una foto e la prova era pronta

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#6 #diariodibordo

Il prezzo giusto. I diritti costano di più? No

Zero e sessantacinque centesimi al mercato storico della Pescheria, 1,33 al supermercato nel centro di Catania, 2,10 a Roma. È il prezzo di un chilo di arance. In questi numeri c’è tutto il problema. Troppi intermediari. Trasporto inefficiente. Impresa mafiosa. Ma in questi numeri c’è anche la soluzione.

Cioè il margine per togliere alla rendita parassitaria e dare il giusto a chi lavora. Senza che il consumatore paghi un centesimo di più

 

#7 #diariodibordo

 

Rapido, conveniente, sicuro

Accanto alla stazione di Catania c’è l’agenzia dei trasporti che collegano la Romania con l’Italia.

Quella rumena è una diaspora drammatica. Un esodo in pullman. È difficile anche da inquadrare.

È tratta che rapisce ignare ragazze e le avvia alla prostituzione o allo sfruttamento? Perché intere famiglie arrivano col furgone e fanno lavorare anche i figli piccoli? È un sacrificio consapevole in nome della prossima generazione? Si stanno uccidendo per far vivere meglio i propri figli?

Forse la risposta è nella storia della nostra emigrazione. Basta rileggerla per capire la loro storia è identica alla nostra

 

#8 #diariodibordo

Decadente e bellissima. La sicurezza al contrario

 

Curiosamente, in Italia si parla di sicurezza dove il problema non esiste. E viceversa.

A Catania c’è. Da sempre. Il sabato sera è una tragedia. Scippi, rapine e aggressioni in pieno centro.

Forse essere aggrediti da connazionali o concittadini rassicura.

Ma cosa fanno i migranti? All’inizio di Corso Sicilia i senegalesi vendono borse contraffatte. Qualche anno ci fu un allarme sicurezza. Con blitz dei vigili urbani

 

 

#9 diariodibordo

L’infornata degli immigrati

L’anima di destra della città ha prodotto un mostro. L’ordine degli avvocati non riconosce il documento provvisorio che la Questura rilascia agli immigrati appena arrivati.

Col risultato che non possono accedere alla difesa gratuita. E quindi non possono essere difesi.

Invece, l’avvocato si inserisce nel giusto “flusso” di migranti nei centri, entra nel business del gratuito patrocinio. Un mare di soldi con la scusa dell’emergenza sbarchi

 

 

#10 #diariodibordo

 

Il ritorno di quattro e mezza / cinque

 

Devo abituarmi. Vengo da Roma, che non è la Svizzera. Però avevo dimenticato gli orari mediterranei. La ricerca deve proseguire anche domenica. A che ora ci vediamo? Quattro, quattro e mezza. Che possono anche diventare le cinque. Per fortuna i bar di Catania sono un mezzo paradiso. Il peggio che possa capitare è una granita con le mandorle di Avola. Strano che una città così orientata al cibo di alta qualità rifletta così poco su origine, destinazione, filiera dei prodotti alimentari

 

#11 #diariodibordo

Supermatteo punto eu

Le strade di Catania – come quelle di Paternò – sono piene dei manifesti di “Matteo” (il suo dominio è geniale: supermatteo.eu).

Un cantante neomelodico come tanti? Uno dei siciliani che riempie le piazze di periferia cantando in napoletano?

Sì, solo che non ha più di dodici anni. Ha pure un manager, il cellulare è sui poster. Chiamare solo per “contatti artistici”.

Loro sì che sono invisibili. Periferie senza redenzione, ma che producono video, musica, criminalità e corse di cavalli clandestine. Fuori dalla nostra vista, fuori dal dibattito politico, oscurati da tutti i media.

Il video di Matteo

Corse clandestine di cavalli

 

 

#12 #diariodibordo

“Nenti sacciu”

L’incontro più imbarazzante è quello con uno dei tanti contadini che vende le arance in strada. Un’auto scassata, una sedia e quattro cassette. Ottimi agrumi svenduti sull’asfalto della piazza della stazione.

Lui non parla. Non dice il suo nome. Gli ettari che coltiva. Neppure il prezzo delle arance. Nulla. In questo ostinato silenzio, in questa diffidenza chiusa c’è un’agricoltura senza futuro. E anche lo specchio di un mancato cambio generazionale.

I figli hanno studiato. Preferiscono la disoccupazione alla terra. Sono colti e poveri. I genitori vengono da un’altra epoca. E lì sono rimasti.