#1 #diariodibordo Inizia la seconda fase della ricerca. In partenza per ricostruire la filiera dell’arancia di Rosarno

1 – La carta Centurion

Sul treno apprendo dell’ennesimo sequestro ai danni del clan Pesce. Ettari ed ettari di agrumeti in Calabria (con relative quote di fondi pubblici). E una villa in Austria.
Vorrei avere di fronte un dirigente dell’American Express. Chiederei dalla “Centurion”, una esclusiva credit card riservata ai clienti più facoltosi. Gente in grado di muovere milioni di euro con una sola operazione.
“Sapevate che era nella disponibilità di ‘ndranghetisti? Che la usavano per i loro costosi acquisti da milioni di dollari?” I clan mescolano l’arcaismo della terra e la “modernità”
della finanza. Lasciando sul territorio fame e terrore

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#2 #diariodibordo Prosegue il nostro viaggio, la nostra ricerca lungo la filiera

Il paese degli uomini integri

Burkina Faso significa “il paese degli uomini integri”. Così appare il signore che incontriamo alla tendopoli. Ci aspettiamo storie di sbarchi, drammi africani e naufragi scampati e invece ascoltiamo racconti di contributi Inps, reversibilità e trappole burocratiche.

Quella che incontriamo alla tendopoli è una classe operaia nera ributtata nelle campagne. Gente qui da vent’anni mandata in una discarica senza un grazie, dopo aver contributo al miracolo industriale del Nord.

La storia di un fallimento italiano.

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#3 #diariodibordo

Il porto di Gioia Tauro

È conosciuto come il porto della cocaina. Tonnellate importate dal Sudamerica. Gestite dalla ‘ndrangheta. Smistate nelle piazze di spaccio di tutta Europa. Ma non è solo questo. È anche il punto di arrivo del succo brasiliano che servirà a “tagliare” quello italiano. Per assecondare i gusti del mercato.

È anche uno dei luoghi-mondo che non si incontrano. Le merci che attraversano il pianeta. Gli uomini che viaggiano per lavorare. Le arance e la loro economia globale raccontata come crisi locale.

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#4 #diariodibordo

Le fabbriche degli spremitori

Una facciata disastrata. Un capannone quasi nascosto. In pieno paese. È uno degli “spremitori”, le fabbriche che producevano succo e lo vendevano alle multinazionali. Alcune in centro, altre fuori dal paese. Pochissime aperte, quasi tutte chiuse. Tutte in prossimità dei corsi d’acqua. Hanno conosciuto l’epoca d’oro delle arance di carta, quando le truffe permettevano lauti compensi. Oggi sono capannoni abbandonati nel verde degli agrumeti.

 

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#5 #diariodibordo

Vietato offrire

In questo lungo viaggio per risalire la Filiera, ci imbattiamo in un cartello surreale che ci accoglie all’ingresso del bar del paese: “In questo locale è vietato offrire”. Ci dicono che questi avvisi si stanno diffondendo in tutta la zona. Sono la spia di un fenomeno sociale straordinario. Per antica tradizione, chi entra al bar deve offrire a tutti i presenti, ma con la crisi non tutti possono permetterselo. E quindi disertano i locali. A questo punto i baristi hanno affermato la loro giurisdizione imponendo la regola aurea del “vietato offrire”.

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#6 #diariodibordo

Un orrendo deserto

La zona industriale è un orrendo deserto di strisce d’asfalto e cubi di cemento. Sono poche le aziende in attività. Gli africani si trovano in questo nulla. Le biciclette sono lo strumento che rompe l’isolamento. “Un lavoratore che parla francese potrebbe essere il ponte per un altro paese”, osserva Giulia dei Medu. Aprire prospettive, sguardi altri, processi di cambiamento. Invece – nella migliore delle ipotesi – è il poveretto da aiutare. Del resto, si sente spesso, anche “al suo paese” viveva nelle baracche!

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